Concezione terapeutica

“Il termine riabilitazione, ri-rendere-abile, in ambito sociosanitario è definito come processo di soluzione dei problemi e di educazione nel corso del quale una persona con patologia è portata a raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile delle sue scelte operative” (Basaglia N.)

Il centro riabilitativo NaCl opera nell’ambito della cura della persona secondo una visione a 360°.

La convinzione di partenza è porre il paziente al centro del suo percorso riabilitativo, affinché egli divenga non un semplice e mero esecutore ma protagonista fondamentale dell’intervento che si elabora assieme alle figure mediche sanitarie, nel massimo rispetto del suo equilibrio. Studi recenti dimostrano, infatti, quanto la personalizzazione della cura sia fattore necessario e dovuto per una meglio riuscita, sia in termini di tempi che di qualità, del processo riabilitativo.

Presso il centro un team, preparato e in continuo aggiornamento, prende in carico il paziente valutando la sua storia clinica pregressa, mediante un’anamnesi approfondita e dettagliata per poi procedere alla diagnosi medica e funzionale fisioterapica. L’attenzione oltre che sulla sintomatologia, punto di partenza, si pone con grande rilievo sull’eziologia, cioè sul perché del disturbo, presupposto, questo, su cui è incentrato il vero successo della terapia.

La nostra concezione terapeutica può essere pertanto cosi espressa in tappe:

A) Diagnosi medica riabilitativa: anamnesi fisiologica, funzionale, patologica remota, patologica prossima e visita;

B) Progetto riabilitativo personalizzato: bisogni del paziente, outcome funzionale e globale, tempi previsti;

C) Rieducazione: processo globale e multifattoriale della cura, per il giusto mantenimento dello stato di benessere nel tempo.

Siamo fermamente convinti che la vera cura di successo è un paziente indipendente.

Patologie Trattate:

Polso/mano

a) Tunnel carpale: sindrome irritativa o compressiva del nervo mediano, più frequente nel sesso femminile. I sintomi caratterizzanti sono intense parestesie sulla faccia palmare delle prime tre dita e della metà radiale del quarto. L’aggravamento della sindrome irritativa comporta la comparsa di deficit motori come facile caduta di piccoli oggetti dalle dita. Il trattamento a seconda del grado può essere farmacologico e/o chirurgico-riabilitativo.

b) Morbo di De Quervain: malattia dovuta a infiammazione della membrana sinoviale dei tendini a livello del polso. I sintomi consistono nel dolore a livello del primo compartimento dorsale che può irradiarsi sull’avambraccio con blocco funzionale del pollice. Per la valutazione è utilizzato il test di Finkelstein. Il trattamento iniziale di questa malattia non è chirurgico, possono essere iniettati corticosteroidi e anestetico locale allo scopo di diminuire l’infiammazione, se non risolutivo si procede al trattamento chirurgico.

c) Esiti di fratture: le fratture più frequenti di polso/mano sono

frattura di Colles: interessa la metafisi distale del radio;

frattura di Goyrand detta anche frattura di Colles inversa perché la sede è identica, ma avviene per mano atteggiata in flessione;

frattura dell’epifisi distale del radio: le chiavi per un trattamento efficace delle fratture distali del radio comprendono il recupero della congruità articolare, la preservazione della lunghezza del radio, la giusta inclinazione volare, la prevenzione della rigidità e la mobilità precoce di una struttura stabile.

frattura dello scafoide dovuta a caduta sul palmo della mano o urti sul pugno chiuso.

Spalla

a) Artrosi e protesi di spalla
L’artrosi di spalla è un’artropatia cronica a carattere evolutivo con alterazioni degenerative della cartilagine articolare e modificazioni delle altre strutture che compongono l’articolazione (tessuto osseo, membrana sinoviale, capsula articolare.) Si passa dal deterioramento della cartilagine fino alla formazione di osteofiti, dolore e disfunzione del movimento della spalla. A seconda del quadro sintomatologico e dello stadio, il trattamento è farmacologico, chirurgico e fisioterapico riabilitativo.

b) Patologie di cuffia

La cuffia dei rotatori è un sistema muscolo tendineo importante nella stabilizzazione e nei movimenti della spalla. Essa è formata dal sovraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo. Infiammazioni e rotture di tali strutture influenzano drasticamente la stabilità e la corretta funzionalità dell’articolazione scapolo omerale.

c) Capsulite adesiva

E’ una patologia che porta limitazione e dolore in tutti i movimenti attivi e passivi. Il dolore si sviluppa intorno alla spalla e sul margine esterno.

del braccio, si irradia al gomito, la¨ durata è costante e sveglia il paziente durante il sonno. La terapia può essere farmacologica, riabilitativa e/o chirurgica.

Colonna vertebrale

a) Cervicalgia

Dolore in sede cervicale con quadro sintomatologico vasto, dalla cefalea, limitazione del rom, dolenzia al collo, fino a casi più importanti come parestesie, vertigini, nausea. La cervicalgia oggi risulta un disturbo molto diffuso nella popolazione occidentale che spesso trova correlazione con errori posturali, vita sedentaria e caratteristiche anatomiche. Varia è l’eziologia delle cervicalgie, dalla ernie ai vizi posturali, disfunzioni dell’articolazione temporo mandibolare, a problematiche muscolari. Nella maggioranza dei casi sembra essere risolutivo l’intervento riabilitativo fisioterapico che oltre a risolvere la sintomatologia, interviene nella correzione globale dei vizi del paziente.

b) Dorsalgia

Dolore in sede toracica posteriore con possibilità d’irradiazione nella regione anteriore del torace. Si distingue in acuto o cronico ed ha eziologia multifattoriale. Patologie a carico dei dischi, fratture, presenza di trigger point, squilibri posturali possono essere cause di dorsalgia. A seconda della causa si interviene con trattamenti fisioterapici mirati e/o nei casi più gravi risoluzione chirurgica.

c) Lombalgia

La lombalgia, comunemente chiamata mal di schiena, è un problema che affligge, come informano gli studi attuali, quasi l’80% della popolazione. L’eziologia può essere correlata a problematiche muscolari e/o scheletriche che comportano una sintomatologia più o meno intensa e duratura. Si parla di lombalgia acuta se la sintomatologia si risolve in 4 settimane, subacuta se si protrae oltre 1 mese fino a 3 mesi, cronica se persiste oltre i 3 mesi.

La lombalgia è descritta come dolore costante o intermittente localizzato nella parte distale della colonna con o senza irradiazione agli arti inferiori.

Anamnesi ed esame clinico obiettivo, seguito, se necessario da approfondimenti di diagnosi strumentale quali RX o RMN.

Molte sono le terapie ad oggi utilizzate, a seconda della gravità e persistenza sintomatologica: terapie farmacologiche e fisiche. Farmaci a largo consumo, ma spesso non a carattere risolutivo sono gli analgesici. Per la sintomatologia più persistente trova invece sempre più successo e spazio la fisioterapia manuale e strumentale: dalla rieducazione posturale con metodo mezieres, trattamento dei tessuti molli, all’uso di strumenti medicali quali TECAR e TENS. La rieducazione posturale mezieres ha come scopo quello di allentare le tensioni muscolari e allungare le catene mediante retrazione ed accorciamento delle medesime.

d) Ernia del disco

Si verifica quando il nucleo polposo della vertebra riesce a superare le fibre dell’anulus. Il decorso prevede disidratazione progressiva del disco, insufficiente ammortizzazione dei carichi, riduzione dello spazio intervertebrale, avvicinamento di due vertebre contigue. La sintomatologia a seconda del caso può essere più o meno ingravescente. La terapia è fisioterapica, chirurgica e farmacologica.

Anca

a) Artrosi e artroprotesi d’anca

La coxartosi o artrosi dell’anca è molto frequente, predilige il sesso femminile e spesso è bilaterale. Il 30% circa dei pazienti con artrosi dell’anca ha una leggera displasia acetabolare (una cavità acetabolare poco profonda) e il 30% ha una cavità acetabolare retroversa. Entrambe queste condizioni riducono la superficie di contatto della testa del femore con l’acetabolo, il che aumenta la pressione di contatto e rende l’usura più probabile. Il 30% circa dei pazienti non ha alcun fattore di rischio conosciuto. La rigidità facilita lo sviluppo di osteofiti (speroni ossei), che in seguito portano a ulteriore rigidità, rendendo difficile per il paziente indossare calze e scarpe. Questa eventualità conduce a un quadro generale di “accorciamento”, deformità in adduzione e rotazione esterna dell’anca, spesso con una retrazione in flessione.

Sintomi:

• Dolore durante l’attività.

• Rigidità dopo inattività (la rigidità permane solitamente per meno di 30 minuti).

• Perdita di movimento (difficoltà nello svolgere alcuni compiti).

• Senso d’insicurezza e instabilità.

• Limitazioni funzionali e handicap.

L’operazione di eccellenza del trattamento chirurgico è la sostituzione totale d’anca. L’artroprotesi d’anca permette il ripristino di una buona qualità di vita del paziente.

Ginocchio

Per una buona valutazione delle condizioni del ginocchio l’anamnesi e un attento esame obiettivo sono fasi fondamentali.

a) Lesioni meniscali

I test più comuni per la valutazione dei menischi sono quelli descritti da McMurray e Apley. Le lesioni meniscali possono essere avere eziologia traumatica o degenerativa.

Il quadro sintomatologico può essere acuto con dolore vivo all’emirima interna o esterna, eventuale blocco in flessione e tumefazione, oppure cronico con ballottamento rotuleo ed eventuale ipotrofia del quadricipite.

I trattamenti previsti sono la meniscectomia selettiva o totale e la sutura meniscale.

b) Protesi ginocchio

Sostituzione parziale o totale dell’ingranaggio biologico ginocchio con quello artificiale delle protesi.

c) Lesioni legamenti crociati e collaterali

Sono molto frequenti, possono essere centrali e periferiche, coinvolgono soprattutto il leg. crociato anteriore, sono più spesso combinate a carattere acuto o cronico. Possono essere dovute a sollecitazioni in valgismo e varismo, in rotazione interna ed esterna, iperflessione ed iperestensione forzata o sollecitazioni in anteropulsione. Il trattamento nei casi più gravi prevede l’intervento chirurgico.

Caviglia/piede

a) Distorsioni

Nella distorsione di grado 1, o distorsione leggera della caviglia, non compaiono rotture macroscopiche dei legamenti, nella istorsione di grado 2, o moderata, vi sono una parziale rottura del legamento collaterale laterale con moderata tumefazione e dolorabilità, una certa perdita della funzione articolare e una lieve instabilità. Nella distorsione di grado 3, o grave, vi è una rottura completa dei legamenti con tumefazione, ecchimosi e dolorabilità, incapacità di sostenere il peso sull’arto e instabilità meccanica dell’articolazione. La fase riabilitativa si concentra sull’aumento della forza, della resistenza, dell’equilibrio e della propriocezione in carico.

b) Fascite plantare

Si manifesta classicamente con un dolore graduale e insidioso nella zona inferomediale del tallone a livello dell’inserzione della fascia plantare Il dolore e la rigidità peggiorano quando ci si alza al mattino o dopo aver camminato a lungo e possono essere aggravati dal salire le scale o dall’alzarsi sulla punta dei piedi. Il trattamento riabilitativo con terapie fisiche e rieducazione al passo trovano un ottimo riscontro nella risoluzione della patologia.

Prestazioni erogate:

Riabilitazione neurologica e ortopedica

Riabilitazione delle disabilità conseguenti a patologie acquisite o congenite a carico del sistema nervoso (esiti di ictus, malattia di Parkinson, sclerosi multipla, PCI.).

Riabilitazione dei deficit conseguenti a patologie a carico del sistema osteo-articolare a carattere traumatico o degenerativo.

Linfodrenaggio manuale metodo Vodder

Nasce intorno negli anni Trenta, da una brillante intuizione di Emil Vodder un fisioterapista danese, che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio del sistema linfatico al fine di perfezionare la sua tecnica e dimostrarne la validità scientifica. Le varie manualità, esercitate con una o due mani, sui diversi distretti corporei, vengono eseguite in sequenze prossimo-distali che rispettano il decorso dei deflussi cutanei e sottocutanei o meglio epifasciali in direzione delle stazioni linfonodali di competenza di un determinato territorio linfatico. L’azione del LDM stimola un aumento della linfoangiomotricità, un drenaggio dell’interstizio favorendo spostamento di liquidi, di proteine e cellule immunitarie ed eliminazione di cataboliti e scorie varie a beneficio della circolazione tissutale.

Indicazioni:

  • Insufficienze venose (ulcere venose), vasculiti, claudicatio, flebostasi costituzionali, disturbi circolatori a carico del microcircolo, interventi di chirurgia vascolare (stripping, safenectomie)
  • Traumi articolari e muscolari, distorsioni, lesioni tendinee, legamentose, esiti di fratture, interventi di endoprotesi, sindrome algodistrofica di Sudek, colpi di frusta, artrosi, discopatie, lombosciatalgie, cervicalgie, sindrome da conflitto a carico dell’articolazione scapolo-omerale
  • Patologie reumatologiche
  • Infiammazioni croniche delle vie respiratorie: sinusite, raffreddore cronico, bronchite cronica e asmatica, otite e tonsilliti ricorrenti (bambini “linfatici”)
  • Patologie a carico del tessuto connettivo (sclerodermia, LES – lupus erythematosus) e del pannicolo adiposo (Lipedemi, lipoedemi localizzati, edema ciclico idiopatico, PEFS, cellulite)
  • Distonie neurovegetative (Stipsi, stress, sindrome premestruale)
Kinesiotaping

Bendaggio adesivo elastico che coadiuva nel trattamento delle disfunzioni muscolari e osteoarticolari, migliorando la stabilità, il dolore e la performance.

Indicazioni: trattamento di danni muscolari da sport, trattamento dell’edema e gestione del dolore, infiammazioni e rigidità articolari, affaticamento muscolare, supporto della correzione dell’atteggiamento posturale attraverso la facilitazione o l’inibizione della contrazione muscolare di specifici gruppi muscolari, postumi di traumi.

Rieducazione posturale Mezieres

Elaborato a seguito di un’osservazione originale, in contraddizione con numerosi principi classici, sorprendente per diversi aspetti e con un’applicazione esigente, il metodo di ginnastica di Françoise Mézières può essere considerato un’analisi dei problemi di statica e delle loro conseguenze patologiche che conduce a un trattamento posturale globale; questa via terapeutica tenta di ristabilire l’armonia e l’equilibrio dei segmenti vertebrali e periferici attraverso il recupero dell’estensibilità perduta dei gruppi muscolari ipertonici e più in particolare di quelli appartenenti alla catena muscolare posteriore, sia dal punto di vista anatomico (paravertebrali), sia da quello sinergico (diaframma, ileopsoas); contemporaneamente, viene garantito un rafforzamento dei gruppi muscolari ipotonici (cervicali anteriori, addominali, quadricipiti); questo lavoro è reso possibile dall’impiego di posture molto particolari e adeguate ad ogni situazione; finalmente libero dagli ostacoli che lo imbrigliano, lo scheletro può cos ritrovare la mobilità articolare necessaria per la locomozione, la gestualità, i movimenti della vita quotidiana, delle pratiche sportive e dell’attività professionale; viene favorito il ritorno alla libertà degli effettori dei grandi sistemi funzionali, cosi come vengono rispettate le egemonie indispensabili all’integrità ed alla pienezza di tutto l’organismo, in particolare l’orizzontalità dello sguardo e dei canali semicircolari dell’orecchio interno, elementi primordiali che intervengono nell’equilibrio, nella valutazione delle distanze e dei suoni e che rappresentano le finalità della statica ideale.

Terapie fisiche:

Tecarterapia

Acronimo di trasferimento energetico capacitivo resistivo si colloca oggi tra le terapie fisiche più innovative. Grazie all’uso di radiofrequenze stimola i processi riparativi ed antinfiammatori favorendo gli effetti biologici all’interno dei tessuti. La differenza con le altre terapie fisiche è la modalità di trasferimento energetico: trattasi di energia endogena ottenuta mediante richiamo nell’area trattata di ioni, tale da permettere la sollecitazione a livello cellulare. La biostimolazione dei tessuti porta vasodilatazione con conseguente aumento del flusso sanguigno, scomparsa del dolore, riduzione della contrattura muscolare e riassorbimento degli edemi. Lo strumento funziona in due modalità: resistiva, che si sviluppa sui punti più resistivi dei tessuti (ossa, tendini, legamenti), e capacitiva la cui azione è concentrata a livello muscolare. Totalmente indolore e particolarmente indicata per il trattamento di contusioni, tendiniti, contratture, artrosi e borsiti, la tecarterapia è una tecnica che stimola dall’interno la guarigione dei tessuti affetti da patologie traumatiche o osteoarticolari attivando processi riparativi e antinfiammatori completamente naturali. Trasferendo energia alla parte lesionate è infatti possibile ripristinare la corretta fisiologia del tessuto e ottenere un risultato che sia stabile e concreto già dal primo trattamento. Gli effetti della tecarterapia sono: aumento dell’attività metabolica con velocizzazione dei processi riparativi, aumento della circolazione ematica e del drenaggio e quindi una migliore ossigenazione dei tessuti e il riassorbimento degli edemi.

L’efficacia della tecarterapia nasce dall’integrazione di due fattori fondamentali: la tecnica manuale dell’operatore e la tecnologia che la valorizza.

Caratteristica importante della tecarterapia è l’assenza di effetti collaterali e di controindicazioni, salvo quelle di legge, comuni a tutte le apparecchiature elettromedicali: portatori di pace-maker e donne in gravidanza e una certa precauzione nei soggetti sensibili all’endotermia. La tecarterapia può inoltre essere utilizzata anche in presenza di mezzi di sintesi (protesi metalliche di anca,ginocchio,spalla) cosa non possibile con altre terapie.

Elettrostimolazioni

Sono correnti di diverse forme in grado di determinare una contrazione muscolare.

Sono indicati nell’ipotrofia muscolare a seguito di interventi chirurgici o da non uso a causa di eventi traumatici, paralisi per lesione del secondo neurone (muscolo denervato).

Le controindicazioni sono correlate all’intolleranza alla corrente elettrica e a disturbi neuropsichici, presenza di pacemaker.

T.E.N.S

TENS (acronimo di Transcutaneous electrical nerve stimulation ossia Elettrostimolazione nervosa transcutanea)

Si fa riferimento a correnti antalgiche utili nella terapia di patologie muscolo scheletriche. La TENS interviene a livello delle vie nervose deputate alla conduzione della sensibilità tattile e dolorifica mediante l’applicazione di placche elettroconduttive, che eccitano solo le fibre nervose della sensibilità tattile situate proprio sotto la pelle, bloccando ”la porta di ingresso al dolore” (processo gate control). La TENS viene utilizzata soprattutto in patologie come nei dolori radicolari (rachialgie, sciatalgie e lombosciatalgia), nelle nevralgie post-erpetiche, nell’artrite reumatoide, nell’artralgie e mialgie localizzate. E’ controindicata per i pazienti portatori di pace-maker, nella gravidanza, per la stimolazione peri-cardiaca e qualsiasi allergia accertata alla corrente.

Ionoforesi

Metodica che utilizza una corrente continua per somministrare un farmaco per via transcutanea. I benefici di questo tipo di somministrazione sono: specificità dell’area di trattamento, introduzione solo del principio attivo, non assunzione del farmaco per via sistemica (orale, intramuscolare, endovenosa).

Terapia ONDE D'URTO SWISS DOLORCLAST - EMS

Swiss DolorClast®, ha cambiato la terapia del dolore in ortopedia/fisioterapia. Assicura un trattamento efficace con onde d’urto generate pneumaticamente.
GLI EFFETTI BENEFICI DELLA TERAPIA EXTRACORPOREA
1)INDUCE IL RILASCIO DI MAGGIORI QUANTITA’ DI SOSTANZA P. Un importante neurotrasmettitore è la sostanza P, che agisce da modulatore del dolore e anche da fattore di crescita. Da un lato, il rilascio di sostanza P indotto dalle onde d’urto ha un effetto analgesico. Dall’altro, provoca la dilatazione dei vasi sanguigni, stimola la circolazione sanguigna e contribuisce alla formazione di nuovo tessuto osseo.
2)ATTIVA LE DIFESE CELLULARI
Contribuendo al rilascio di radicali liberi, le onde d’urto aiutano a rinforzare il meccanismo di difesa cellulare endogeno dell’organismo, che protegge dall’insorgenza di malattie;
3)INIBISCE L’ENZIMA COX II
Inibendo mediatori di infiammazione come il COX II, le onde d’urto danno luogo a un effetto anti-infiammatorio, indebolendo eventuali processi infiammatori in corso;
4)IPERSTIMOLA LE FIBRE NERVOSE
Gli studi scientifici dimostrano che le onde d’urto agiscono anche in un altro modo. La sovrastimolazione delle fibre nervose blocca l’incremento dello stimolo doloroso e intensifica pertanto l’effetto analgesico (Teoria del gate-control).


INDICAZIONI:
EPICONDILITE OMERO ULNARE
SINDROME DOLOROSA SUB ACROMIALE
TENDINOPATIA ROTULEA
PERIOSTITE TIBIALE
TENDINOPATIA DELL’ACHILLEO
FASCITE PLANTARE
SPERONE CALCANEARE
ENTESOPATIE CRONICHE
TRIGGER POINTS
TENDINITE CALCIFICA DELLA SPALLA
LINFEDEMA PRIMARIO E SECONDARIO
CELLULITE